Luca Venturelli

Novembre 25, 2025

Luca Venturelli: correre oltre i limiti. Una storia di autismo, sport e determinazione.

"Ciao, sono Luca Venturelli, sono nato a Rimini nel 2004 e tra le mie caratteristiche c’è anche che sono autistico. 
La mia diagnosi è arrivata quando avevo due anni e come tanti bambini con una storia come la mia, ho avuto un’infanzia piena di sacrifici, per acquisire tutte quelle competenze che solitamente un bambino apprende in modo naturale.
I bambini nello spettro autistico, non imparano nel modo più convenzionale, hanno bisogno di metodi specifici. 
Io non comunicavo, non parlavo e non capivo cosa mi venisse detto. Questo creava frustrazione in me e mi portava ad avere comportamenti disadattivi. 
I miei genitori non riuscivano più ad avere una vita sociale.
L’unico modo che avevo di entrare in relazione con i miei pari, era farmi rincorrere; in questo modo scappavo dal dovermi esprimere attraverso il linguaggio. 
Il tipo di intervento che i miei genitori hanno scelto per me, è stato l’Analisi del Comportamento Applicata o ABA, che ho iniziato nel 2008 quando avevo 4 anni e che ho terminato a 11 anni. 
Con questo tipo di approccio, ho migliorato davvero molto la mia condizione, ma posso dire di essere stato molto volonteroso e coraggioso e mi è sempre piaciuto mettermi alla prova. 
Nella mia vita, a un certo punto, è arrivata lo sport, esattamente la corsa.
Oggi sono un atleta mezzofondista e gareggio sia tra i normotipici nel campionato FIDAL, che nel campionato paralimpico tra gli atleti con disabilita Intellettivo Relazionale. 
Quest’anno (2025) ho conquistato due medaglie d’oro ai campionati del Mondo in Australia e detengo due record del mondo. 
Non è stato semplice con lo sport… la mia capacità di attenzione, imitazione e la comprensione delle istruzioni, mi portavano ad isolarmi. 
In più l’autismo crea difficoltà a livello motorio, nella coordinazione, nella propriocezione, nella rigidità dei movimenti oltre a compromettere la gestione delle gare. 
Purtroppo, a causa di un regolamento internazionale basato sul quoziente intellettivo, noi atleti autistici con QI superiore a 75, non potremo mai partecipare a una Paralimpiade. 
Da anni mi batto per questa situazione che al momento non sembra sbloccarsi dato che in molti paesi l’autismo non è considerato una disabilità a livello sportivo.
Oggi sono Ambasciatore per un importante Brand che mi ha dato l’occasione di viaggiare e fare bellissime esperienze nel rispetto delle mie caratteristiche. 
Da quando avevo 16 anni, mi racconto su Instagram e ho il piacere di essere una presenza motivante per tante famiglie che vedendo i miei traguardi, possono intravedere un futuro migliore per i loro bambini. 
Grazie a tutte le persone che si sono dedicate a me, ho realizzato molti obiettivi incredibili, ma soprattutto sono cresciuto capendo cosa significa donarsi agli altri."

La storia di Luca non è solo il percorso di un atleta, ma la dimostrazione concreta di come le difficoltà possano diventare forza quando si è accompagnati con competenza, fiducia e rispetto. È la prova che il potenziale di un bambino neurodivergente non è mai davvero prevedibile: può superare aspettative, ribaltare limiti e aprire strade nuove.
Luca ci ricorda che nessun traguardo nasce per caso. Dietro ogni suo passo ci sono l’impegno dei genitori, il lavoro degli specialisti, la qualità degli interventi, ma soprattutto il suo coraggio nel mettersi in gioco, ogni giorno.
E oggi il suo cammino diventa un segnale di speranza per tante famiglie: un invito a credere che con un supporto adeguato, costanza e determinazione, quei bambini che qualcuno definisce “fragili” possano invece crescere forti, capaci, protagonisti della propria vita.

Luca è questo: la dimostrazione che l’impossibile è solo ciò che non abbiamo ancora provato a raggiungere.

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